PETROLIO: SCARONI, SENZA INVESTIMENTI RISCHIO IMPENNATA PREZZI

(AGI) – Stresa (Verbania), 16 nov. – Senza una seria politica di investimenti nell’esplorazione di nuovi giacimenti petroliferi e nello sviluppo di quelli gia’ esistenti, da parte delle compagnie petrolifere e dei paesi produttori, si rischia una nuova impennata dei prezzi del greggio. Lo ha detto l’amministratore delegato dell’ Eni, Paolo Scaroni, intervenendo all’assemblea annuale dell’Unione Industriali del Verbano-Cusio-Ossola. “Di petrolio nel mondo ce n’e’. Ed anche tanto”, ha esordito Scaroni. “Tra le riserve certe, quelle probabili e quelle possibili, in totale ci sono sotto terra almeno 5 mila miliardi di barili in grado di soddisfare i consumi del mondo per i prossimi 70 anni”. Ma se di petrolio ce n’e’ tanto, perche’ i prezzi nel 2008 sono arrivati alle stelle? e perche’ anche in questi giorni, ai primi segnali di uscita dalla crisi, tornano velocemente a salire? si e’ chiesto l’amministratore delegato dell’Eni.

“Per molti anni il prezzo del petrolio e’ stato basso, troppo basso. E i Paesi produttori e le compagnie petrolifere non avevano ne’ interesse ne’ i mezzi finanziari per investire nelle esplorazione di nuovi giacimenti e nello sviluppo di quelli gia’ scoperti. Dunque – ha sottolineato Scaroni – se guardiamo a cosa e’ accaduto negli anni passati, possiamo dire che mentre di petrolio sotto terra ce n’e’ in abbondanza, la capacita’ di estrarlo, trasportarlo e raffinarlo non ha tenuto il passo con la crescita della domanda. Il caro-greggio del 2006-2008 non era quindi dovuto ad una scarsita’ della materia prima. E’, piuttosto, il prezzo che abbiamo pagato per la nostra miopia negli Anni 90. In questo momento, a seguito della crisi, ci troviamo in una fase in cui gli investimenti sono diminuiti considerevolmente, di almeno il 20% dal 2008 al 2009. Se questa diminuzione dovesse continuare – ha avvertito il top manager dell’Eni – se gli investimenti non riprendessero rapidamente, ci staremmo preparando alla prossima impennata dei prezzi del greggio, con tutte le conseguenti difficolta’ per la vita delle famiglie, i costi per le imprese e le prospettive di sviluppo dell’economia”. (AGI)

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